Corner of the Earth – Jamiroquai

Non sono un critico di musica, ma amo dare la mia interpretazione ai brani che mi incantano. Lo facciamo un po’ tutti, ed è questo che crea delle connessioni con la musica e i nostri sentimenti. Corner of the Earth è entrata nel mio mondo tanti anni fa e, ancora oggi, ritorna in pole position, dando il nome a questo mio spazio nella Terra, il mio Corner of the Earth.

Il 3 settembre 2001 venne pubblicato nel Regno Unito il quinto album dell’inglese funk e acid jazz band Jamiroquai. L’album si intitolava A funk Odyssey ed era il frutto di un mixaggio di generi funk, disco ed elettronica che si rivelò vincente, lanciando la band ancor di più nelle classifiche mondiali.

I Jamiroquai avevano già cominciato a far parlar di sé in passato grazie al loro impegno nella protezione e nella denuncia degli orrori legati al mondo, all’ecologia, all’umanità e alle politiche incorrette. Jason Luís Cheetham, meglio noto come Jay Kay (l’eclettico cantante del gruppo) divenne celebre nel mondo intero come “Buffalo Man” dato che nelle sua apparizioni in pubblico indossava cappelli o copricapo ispirati alle tribù dei Nativi Americani. Il suo intento era quello di farsi portavoce della Terra, spiritualmente, cercando proprio una connessione con essa, in modo da stabilire un equilibrio.

Nel tanto discusso quinto album, Jay Kay scrisse un brano per trasmettere al meglio questo messaggio: Corner of the Earth.

Corner of the Earth: elevazione tra spiritualità e filosofia

Dopo alcuni “funkettini” divertenti nell’Odissea funk dell’album, Corner of the Earth crea un’atmosfera particolare: dolce e sospesa, legata non più all’incalzante funk ma a ritmiche di bossa che, come in un loop, ci propongono un vortice in cui diventa facile perdersi.

Si parla dei problemi legati al mondo, al proprio angolo della Terra cercando di trasmetterne la bellezza, unica e preziosa quando rispettata ed amata. E, partendo dal proprio orticello, il messaggio di rispetto e bellezza arriva a toccare tutti.

La spiritualità è forte, quasi magica ed ipnotica e, a questo proposito, è curioso il fatto che il principio del testo del brano venga considerato una ripresa del brano Cannabis eseguito dal vivo in un pre-tour nel 2001, ma eliminato dall’album perché incompleto.

Qui si alternano magia, spiritualità e serenità in un mix di Filosofia e Natura.

Nel video ufficiale di Corner of the Earth Jay Kay è seduto in una foresta con un grande e bianco copricapo indiano. Nella foresta innevata sorge il sole che illumina il cantante, quasi volesse illuminare la sua anima per potergli conferire una forza da poter trasmettere agli altri. Ed infatti, nella prima strofa della canzone, ci si riferisce ad una ragazza, una “piccola cara” che viene invitata ad alzare lo sguardo, a distoglierlo dalla routine quotidiana inquinata da sciocchezze senza importanza, per guardare il Sole che brilla, che nasce proprio per lei, in quel preciso momento.
Possiamo leggerci qualsiasi messaggio, ma ciò che mi piace pensare è che sia un richiamo al Carpe Diem, a cogliere l’attimo, la bellezza del Sole, il calore, la Luce, perché la vita scorre e ogni momento va colto al momento giusto.

Jay Kay ci sta invitando ad entrare nel suo angolo della Terra per vivere come figli della Natura e ci incanta così tanto con questo brano ipnotico che davvero non vediamo l’ora di ammirarne le bellezze.

Il testo della canzone prosegue descrivendo le creature che abitano il nostro mondo: colibrì e calabroni, girasoli nuvole e alberi. Ci invita ad osservarli e ci confida di esser stato elevato dalla Natura a prender parte di questo teatro di vita nel quale lui continua a vivere dalla morte alla rinascita. Il Panta Rei fa da padrone: è un loop, uno scorrere, un ripetersi. E ciò che Jay Kay cerca di dirci è che quando si è immersi nella Natura, elevati da essa a creature degne di abitarla, la morte non esiste, ed è tutto una rinascita.

Questo è il suo angolo della Terra, così simile a lui: ci si può sedere tranquilli nel tempo sospeso e osservare le piume colorate che giocano, si intrecciano. In questo stato d’animo si sente innalzato, scaldato e illuminato da un sole che diamo per scontato, ma che c’è e che illumina ogni giorno e che gli sorride.  Si sente così ispirato da raggiungere un Nirvana della Natura, dove non è più necessario dire o fare nulla… e allora sognerà fino a che le stelle brilleranno in cielo. Il vento soffierà e le nuvole sembreranno non accorgersi, ma lui sa che adesso il suo spirito è parte di tutto ciò, e che tutto quello che sta intorno è suo. Come se fosse una comunione con l’esterno, con il mondo che ci circonda: il SUO angolo della terra. Ci vive insieme e ne è diventato parte, lo possiede.

In questo stato di comunione e pace interiore, si innalza il coro dell’Alba che prepara il giorno al sorgere del Sole in una leggera foschia che quasi ci confonde, come un pomeriggio nebbioso di Maggio. Ma lui non si lascia confondere, non si lascia allontanare, anzi, ce lo ha già confessato: la Natura lo ha elevato in uno stato così bello e completo, e lo farà vivere dalla morte alla rinascita.

Se torniamo al video del brano ci accorgiamo che è di una potenza di immagine fenomenale: Jay Kay è seduto, nella classica posizione della meditazione, a gambe incrociate. Si trova su un grande masso in una buia foresta rischiarata dal Sole e dalla Luna, e ci accoglie in quello che è il suo angolo della Terra dove, a poco a poco, si eleva fino a raggiungere un equilibrio ed un’armonia perfetta, in uno scorrere continuo del tempo che appare sospeso.

Nella sua Foresta oscura, il sole fa fatica ad entrare: metafora del mondo in cui si vive e che a fatica ci permette di riconoscere e cogliere il Sole, la Luce, la Felicità. Il richiamo al Carpe Diem è proprio qui, nell’invito fatto al destinatario del suo canto: la “cara ragazza” che viene invitata ad accorgersi della presenza della Luce, a raccogliere un raggio di Sole e a giocarci insieme. Questo gioco di ombra, luce e condivisione sembra suggerirci che una volta trovata la chiave interpretativa, la chiave di accesso al nostro vivere (il raggio di sole), diventa opportuno condividerlo, giocarci con qualcun altro perché – e qui mi piace citare Into the Wild– la felicità è reale solo se condivisa, “Happiness is only real when shared”.

Inoltre, se facciamo attenzione, gli animali che abitano la foresta del video non sono i colibrì e i calabroni del testo, ma sono animali selvaggi, animali che l’uomo teme: serpenti, aquile e lupi.  Belli, temibili e forti, ma rari e fragili allo stesso tempo: questi siamo noi, uomini, che per sopravvivere ogni giorno dobbiamo batterci in un’arena che ci vede competere costantemente e dove per vincere si fa leva sulle fragilità, sulle debolezze.

Da una parte abbiamo un immaginario di elevazione spirituale, comunione con la Natura, condivisione della Luce, della Felicità, fino a raggiungere uno stato quasi di Nirvana. Dall’altra abbiamo un video in cui chi canta e trasmette il messaggio precedente è immerso in una foresta scura, tra animali selvaggi, e quasi in assenza di Luce. Solo, senza la cara ragazza cui si rivolge nel testo.

Viviamo nel Nostro angolo della Terra che appare scuro e chiuso in se stesso fino a quando non riusciamo a capire che è tempo di risvegliare le nostre coscienze. Allora sì, coglieremo il raggio di Sole, ci giocheremo e riusciremo ad entrare nel vero Angolo della Terra, il Corner of the Earth di questo brano.

Il Sole del brano è una grande metafora, è la consapevolezza che ci illumina e che ci regala un equilibrio con la Natura, elevandoci a quel Nirvana laico o religioso che ci permette di vivere in pace, felici. Mi piace quindi pensare che, in un’ottica di presa di coscienza, siamo stati invitati ad accorgerci che ciò che abbiamo è la più grande fortuna del mondo, la più grande bellezza: Natura, serenità, calma, comunione con ciò che ci circonda, e luce. Vita.

Quanto può essere sottile il testo di una canzone?

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